Nel discorso di investitura come presidente di Confindustria così si espresse Luca Cordero di Montezemolo: “La capacità di competere e di stare sul mercato è funzione diretta della capacità di innovazione e ricerca da parte delle imprese. In questo settore nulla va sottovalutato: dalla ricerca di base che appare distante dalle imprese, fino all’innovazione minuta, quasi di marketing”. È dunque questo il ruolo degli impiegati nell’ area funzionale “Ricerca e Sviluppo”, che nell’ottavo rapporto sulle retribuzioni dell’Od&M, con 4,3 punti percentuali sopra la media generale si collocano al terzo posto nella hit parade delle retribuzioni.
Per quanto riguarda i giovani laureati la situazione è stata alquanto altalenante: si è fermata in alto e si spera non cadrà bruscamente. Infatti, un laureato con 1-2 anni di esperienza che nel 2001 percepiva una rtl di 22.778 euro, nel 2003 arrivava a 21.879 e nel 2006 a 23.831. I laureati con 3-5 anni di esperienza, invece, se nel 2001 guadagnavano 26.704 euro lordi, nel 2004 ne guadagnavano 25.812 e nel 2006, 27.087.
Visto così sembrerebbe un bel quadro ma nei dettagli si celano i soliti gap. L’ area territoriale in cui l’ azienda opera, infatti, gioca un ruolo fondamentale nella determinazione dello stipendio. Mentre al sud si sta 9 punti sotto la media, a nord ovest si sta 2,7 punti sopra. Ma la triste novità, rispetto ad altri settori, è che neanche al centro e al nord est si può dire che tutto vada bene. Infatti al centro si sta più di 2 punti sotto la media e a nord est 0,7 punti sotto.
Se analizziamo, poi, i vari settori in cui operano i professionisti di quest’ area, ci rendiamo conto di quanto le cose siano comunque complicate: solo l’ industria, con un misero + 0,5, è infatti sopra la media retributiva generale degli impiegati, mentre l’edilizia, le società di servizi e altri settori sono inesorabilmente al di sotto della media generale. I vari comparti presi in esame, invece, sono quasi tutti sopra la media e a guidare la classifica è il comparto Telecomunicazioni con il suo + 6,8%. Per quanto riguarda le dimensioni aziendali, anche qui la differenza retributiva tra piccola e grande azienda è enorme. Ben 13,6 punti percentuali dividono il grande dal piccolo.Questo risultato può forse essere considerato un riflesso dell’atteggiamento conservatore del sistema finanziario italiano, che tende a privilegiare la concessione del credito verso le aziende più grandi e a penalizzare le start-up e le aziende più piccole.
Una cosa positiva, invece, è rappresentata dal gap di genere che in quest’ area appare abbastanza contenuto. Infatti, solo 0,4 punti dividono uomini e donne, ma la situazione si fa più critica per quel che concerne il gap generazionale: a ventiquattro anni, lo stipendio medio è inferiore a quello di un operaio; fino a 30 anni, invece, lo stipendio è pari a quello di un operaio; dai 31 a 40 è un pò al di sopra di quello di un operaio. Dai 41 ai 50, quando il livello di creatività, comincia la sua curva discendente, lo stipendio comincia a diventare ragionevole.
Alla fine di questa analisi, possiamo affermare che la situazione retributiva nel settore R&S è lo specchio della più ampia situazione in cui versa il nostro paese che, quanto a competitività, sia a livello europeo che mondiale, non è uno dei primi.
Recuperare sulla competitività significa impostare il modello industriale sulla capacità di eccellere per qualità, originalità, competenza e unicità. Appare ovvio, quindi, che per stimolare la creatività e attrarre talenti, si devono dare delle motivazioni: la prima di queste è che vi sia un settore della ricerca che riesca a far diventare realtà le pulsioni creative e che dunque la ricerca, in qualsiasi area produttiva, non sia più considerata una spesa ma un investimento. E di conseguenza che vi sia un tale surplus di creatività da stimolare un settore della ricerca e dello sviluppo degno di questo nome all’interno delle imprese, in particolare quelle piccole e medie. Dunque aumentare gli investimenti e di conseguenza le retribuzioni, affinchè i nostri cervelli rimangano in Italia e dall’ Europa e dal mondo ne arrivino degli altri.

















Aldo Carpineti
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